La percezione delle donne è di accedere ad una qualità dell’assistenza inferiore rispetto agli uomini mentre la disparità economica incide sulle peggiori condizioni di salute.
Cos’è il Gender Health Paradox
“Quello che emerge da questo studio è una conferma di un fenomeno che ormai è noto da tempo: le donne vivono più a lungo degli uomini, ma la loro salute fisica e mentale è mediamente peggiore – ha detto Monica Calamai, neo Commissaria dell’ASP di Crotone –. Questo è il ‘gender health paradox’, che si sviluppa a causa di una combinazione di fattori biologici, sociali e culturali. Il report mostra chiaramente che, sebbene le donne usufruiscano più spesso dei servizi sanitari, la loro fiducia nel sistema è inferiore a quella degli uomini”.
I dati suggeriscono che il 74% degli uomini con patologie croniche si considera in buona salute fisica, rispetto al 65% delle donne. Un divario simile emerge per la salute mentale, con l’86% degli uomini in buone condizioni, contro l’81% delle donne. Questo scarto, sebbene sembri ridotto, assume una rilevanza significativa nei contesti di salute pubblica e politica sanitaria.
I rischi per la salute delle donne: gender gap economico e fattori biologici
“Queste differenze non sono solo legate a fattori biologici, ma anche sociali. Le donne, per esempio, sono spesso più vulnerabili economicamente e socialmente, e questo influisce sulla loro salute”. L’istruzione, l’occupazione e le condizioni lavorative sono fattori determinanti per l’accesso alle risorse sanitarie. Le donne con un livello di istruzione inferiore tendono a utilizzare meno i servizi sanitari e a partecipare meno agli screening di prevenzione, rispetto alle donne con maggiore scolarità.
Continua la dottoressa Calamai: “Diversi studi mostrano che le donne hanno un maggiore rischio di depressione, osteoporosi e di sviluppare tumori specifici, come quelli al seno e all’utero. La loro condizione economica è spesso peggiore rispetto agli uomini, soprattutto in un contesto di crisi economiche o di disuguaglianze lavorative”.
La disparità economica, infatti, ha un impatto diretto sull’autonomia delle donne e sulla capacità di gestire la propria salute.
La (s)fiducia nel Servizio sanitario
In Europa, le donne sono più inclini a utilizzare farmaci in autonomia e a fare un uso più frequente del sistema sanitario pubblico, soprattutto per quanto riguarda la prevenzione, come gli screening ginecologici o mammografici. Tuttavia, la relazione con gli operatori sanitari e la qualità percepita dell’assistenza continua a essere un tema critico.
“In generale, le donne tendono ad avere meno fiducia nel sistema sanitario, nonostante l’uso maggiore dei servizi. Questo fenomeno è legato alla percezione che i servizi non siano sempre rispondenti alle loro esigenze”.
Il primo correttivo: la comunicazione empatica
“In quest’ottica La relazione empatica e la capacità di comunicare con le pazienti sono essenziali. Una buona relazione medico-paziente non solo migliora la qualità dell’assistenza, ma contribuisce anche alla percezione complessiva di benessere.
“Quando le donne si sentono comprese, si affidano al trattamento proposto e sono più propense a seguirlo correttamente. Questo cambiamento culturale è fondamentale per migliorare il benessere delle donne, che hanno bisogno di sentirsi protagoniste del proprio percorso di cura”.
La disparità territoriale e l’accesso alla salute
In Italia, uno degli aspetti più preoccupanti riguarda le disparità territoriali nell’accesso e nell’adesione agli screening preventivi.
“Nel Nord Italia, ad esempio, la partecipazione agli screening supera il 70%, mentre nel Sud scende drasticamente sotto il 20%. Questo divario è un ulteriore ostacolo per le donne, che spesso si trovano a dover affrontare difficoltà sia economiche che logistiche per accedere ai servizi”.
Inoltre, le differenze nei comportamenti legati allo stile di vita, come il fumo e l’alimentazione, influenzano la salute delle donne in modo significativo, come quella degli uomini.
“Le donne sono più inclini a curarsi e a seguire le linee guida per la prevenzione, ma, a causa di fattori socioeconomici, hanno spesso meno accesso a risorse che potrebbero migliorare la loro qualità di vita”.
Superare la disuguaglianza
“Le disuguaglianze di genere nella salute non sono solo un problema medico, ma anche culturale – conclude la Dott.ssa Calamai –. L’adozione di un modello più inclusivo e comprensivo, che ponga la paziente al centro e tenga conto delle sue specifiche esigenze, è essenziale per ridurre il gap di salute tra uomini e donne.”
Il paradosso della salute di genere è una realtà complessa che richiede una riflessione profonda e un intervento mirato da parte delle istituzioni sanitarie. Solo attraverso un cambiamento nelle politiche sanitarie e un miglioramento della relazione tra pazienti e operatori sarà possibile colmare la disparità e migliorare la qualità della vita delle donne.