“Le creme solari vanno considerate come farmaci”
Le più recenti evidenze scientifiche consigliano un approccio globale alla fotoprotezione pediatrica che combina stili di vita corretti e l’uso di filtri solari sicuri. Ne abbiamo parlato con il professor Fabio Arcangeli, Presidente della World Health Academy of Dermatology and Pediatrics (WHAD&P).
Un panel di esperti internazionali si è recentemente riunito a Roma, presso l’Università degli Studi Guglielmo Marconi, per fare chiarezza sulla fotoprotezione pediatrica. L’incontro, organizzato dalla World Health Academy of Dermatology and Pediatrics (WHAD&P), ha visto la partecipazione di dermatologi e pediatri, che hanno contribuito alla creazione di un documento condiviso intitolato ”Linee di indirizzo per la fotoprotezione in età pediatrica“.
Qual è l’importanza di questa iniziativa sulla fotoprotezione pediatrica?
“La protezione della pelle dei bambini dai danni solari è un tema che richiede grande attenzione – dice il Prof. Fabio Arcangeli -. Negli ultimi anni, abbiamo assistito a un acceso dibattito sulla sicurezza dei filtri solari, con pareri contrastanti e posizioni estreme. Alcuni ritengono che le creme solari possano essere dannose, mentre altri sottolineano il loro ruolo nella prevenzione di tumori cutanei.

Con il nostro panel, abbiamo voluto fare chiarezza, in particolare sulla fotoprotezione in età pediatrica, dove le necessità di protezione sono ancora più urgenti rispetto agli adulti. I bambini non sono responsabili della loro esposizione solare, quindi spetta agli adulti adottare tutte le misure necessarie.”
Quindi, ci sono differenze tra l’esposizione al sole in età adulta e quella in età pediatrica?
“La principale differenza è che l’adulto si espone al sole in modo intenzionale, spesso per ottenere un’abbronzatura. Questo non vale per i bambini, che non cercano l’abbronzatura come valore estetico.
La pelle dei bambini è più sottile e meno protetta dalla melanina, il che li rende molto più vulnerabili ai danni solari, specialmente alle scottature. Le ustioni solari nei bambini sono tra i principali fattori di rischio per lo sviluppo di tumori cutanei, come il melanoma, in età adulta”.
Le Linee di indirizzo per la fotoprotezione in età pediatrica
“Il nostro documento, basato su un’approfondita analisi delle più recenti evidenze scientifiche, fornisce un approccio globale alla fotoprotezione. È stato creato in questo periodo storico per fare ordine tra tutte le posizioni che sono emerse riguardo la fotoprotezione in età pediatrica che non permettevano uniformità nell’approccio a questa disciplina, come anche nell’applicazione delle misure adatte per la fotoprotezione.
Le raccomandazioni principali che il documento raccoglie includono misure non farmacologiche, come l’uso di indumenti protettivi, cappelli e occhiali da sole, per ridurre al minimo l’esposizione diretta al sole dei bambini.
Però la protezione solare deve essere un’azione integrata, che va oltre l’uso di creme solari. Quando i bambini sono all’aperto, soprattutto per attività ricreative, è necessario applicare creme solari contenenti filtri inorganici“.
I filtri solari chimici
Uno dei temi approfonditi nel panel riguarda i filtri solari chimici, che in alcuni casi possono essere assorbiti dalla pelle e avere effetti dannosi sulla salute, come interferenze endocrine o reazioni allergiche. Inoltre, i filtri chimici potrebbero avere un impatto negativo sull’ambiente marino.
Per questi motivi, si raccomanda l’uso di filtri inorganici, come l’ossido di zinco, che sono più stabili e sicuri. “Siamo anche convinti che le autorità sanitarie dovrebbero considerare i filtri solari come farmaci, e non semplicemente come cosmetici, come avviene negli Stati Uniti, per garantire una maggiore sicurezza” continua il Prof. Arcangeli.
Al di là dell’applicazione di creme solari, quali altri stili di vita dovrebbero seguire i bambini per proteggersi dai danni del sole?
“Un altro aspetto fondamentale che emergere dalle nostre raccomandazioni è l’importanza di educare le famiglie e i bambini a comportamenti protettivi. Ad esempio, i bambini dovrebbero trascorrere il più possibile tempo all’ombra, soprattutto nelle ore centrali della giornata, dalle 11 alle 16, quando l’intensità dei raggi solari è maggiore.
E dovrebbero indossare gli indumenti protettivi, che sono essenziali: devono essere di colore scuro, a trama fitta e possibilmente realizzati con materiali tecnici che offrono una protezione UPF (Ultraviolet Protection Factor). Anche il cappello a falda larga è fondamentale per proteggere il collo e le orecchie”.
Il messaggio per le famiglie
Lo scopo della creazione delle Linee di Indirizzo è trasmettere che la protezione mediante l’uso di creme solari non deve mai essere vista come un ‘rimedio unico’ e non deve generare un senso di falsa sicurezza, ma deve essere parte di un approccio più ampio che include l’adozione di stili di vita sani e di abitudini quotidiane che riducano il rischio di danni solari.
La fotoprotezione in età pediatrica è una prevenzione a lungo termine: evitare le scottature solari ora può ridurre significativamente il rischio di melanoma e altri tumori cutanei in età adulta. Il fine ultimo è che le famiglie siano consapevoli dell’importanza di proteggere i bambini sin dai primi anni di vita.