Neuroscienze: cos’è la rivoluzione degli studi multi-omics che cambia la ricerca e la cura del sistema nervoso

“L’aumento dei dati richiederà l’impiego di AI e una grande attenzione alla crescita professionale dei giovani ricercatori e neurologi” spiega Giovanni Ferrara, presidente di BraYn e membro del Comitato degli esperti della rete FARESANiTÀ. Grazie alle neuroscienze moderne il traguardo è capire e controllare la capacità del cervello di ripararsi
studi multi-omics

Su demenze, malattie neurodegenerative e rigenerazione del sistema nervoso l’Italia, grazie ad un’ottima preparazione nella bio informatica, è ben posizionata per cogliere le prossime conquiste scientifiche.

“Un tempo gli studi si concentravano sul comportamento di una proteina. Oggi, grazie ai progressi della bioinformatica, della AI e della biotecnologia, si studia il comportamento di centinaia di proteine o geni in contemporanea, per capire come si influenzano a vicenda ricostruendo il quadro di un intero processo biologico. Questa è la rivoluzione degli studi multi-omics, o multiparametrici” spiega Giovanni Ferrara, presidente dell’associazione BraYn (Brainstorming Research Assembly for Young Neuroscientists) e ricercatore sanitario presso il laboratorio di neuroscienze sperimentali dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova.

I prossimi traguardi della ricerca

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Giovanni Ferrara

“Crescendo la complessità, cresce la necessità per gli scienziati di monitorare l’intero panorama della ricerca, in modo da mantenere una sintonia tra il proprio percorso e l’orizzonte delle ultime scoperte. Il progresso scientifico scaturisce dalla collaborazione e dal sapere guardare oltre il proprio laboratorio. L’associazione BraYn, che presiedo, nasce per offrire ai giovani ricercatori impegnati in diversi campi delle scienze neurologiche di base e cliniche uno spazio dedicato in cui discutere in modo indipendente del proprio lavoro e creare una rete di contatti”.

“Grazie all’attività di aggiornamento che garantiamo e al confronto nei nostri meeting annuali posso dire che, nell’arco dei prossimi 10, anni ci si aspetta di poter predire con molta più sicurezza l’insorgenza e il decorso delle malattie passando da modelli che utilizzano un marcatore a modelli che utilizzeranno le fluttuazioni di decine di marcatori in contemporanea, raggiungendo una precisione e una comprensione dei meccanismi biologici molto più raffinata”. 

“Per esempio – spiega Ferrara – sappiamo il nostro sistema immunitario influenza la biologia del cervello: capire come fa e trasformare questa consapevolezza in strumenti clinici sarà la sfida del futuro; a partire dagli studi multi-omics”.

Il ruolo del sistema immunitario nella salute del cervello

Michal Schwartz, una pioniera nell’orizzonte della neuroimmunologia è intervenuta nel 6° International meeting di Bryan che, nel 2023, si tenne a Napoli: “L’invecchiamento del sistema immunitario emerge come un fattore cruciale nell’invecchiamento del cervello. Non è la causa primaria della malattia di Alzheimer o di altre forme di demenza ma agisce come catalizzatore per la progressione della malattia. Indipendentemente dalla causa primaria, l’elemento comune che contribuisce al declino cognitivo è l’infiammazione neurologica locale del cervello”.

Di fronte a questo scenario, di cosa ha bisogno alla ricerca italiana nelle neuroscienze?

“L’Italia – riprende Ferrara – parte da un ottimo livello di competenze e dotazioni bio-informatiche che si rispecchia nel successo delle ricerche e dei ricercatori italiani nei grant internazionali”. Bisogna capire, però, che la scienza non sempre procede in maniera lineare. L’incremento geometrico dei dati prodotto dagli studi multiparametrici offre anche delle informazioni complesse, dei trend che possono apparire come intricati. Per questo sarà fondamentale continuare a potenziare l’uso della bioinformatica con personale esperto e di AI capaci di offrire un valido supporto ai ricercatori nell’estrapolare, dalla massa delle informazioni, spunti precisi e chiari per l’applicazione clinica. 

Altra necessità riguarda, come già sottolineato, la crescita professionale dei giovani ricercatori, neurologi e neurobiologi. È essenziale intrecciare la propria ricerca con gli ultimi aggiornamenti nel panorama internazionale. Dato l’ingente numero di lavori scientifici pubblicati quotidianamente, può essere molto utile, anche in termini di tempo, poter accedere ad una selezione dei più rilevanti. BraYn contribuisce in questo senso attraverso comunicazioni scientifiche regolari ed organizza, ogni anno, un congresso internazionale nel quale centinaia di ricercatori under-40 da tutta Europa hanno la possibilità di incontrarsi di persona e forgiare relazioni fruttuose. Il prossimo appuntamento sarà a Torino il 29-30-31 ottobre 2025 e prevederà un approfondimento interamente dedicato alla promessa della neuroimmunologia e della medicina rigenerativa”.

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